Chi siamo
| ADESIONI

Venerdì 2 febbraio 2007, presso la sede del Centro Servizi al Volontariato di Catanzaro, si è costituito per autoconvocazione, il Comitato Territoriale Acqua Pubblica di Catanzaro.

Erano presenti:

Hanno già dato la loro adesione i seguenti Organismi e Persone Fisiche.

Allo stesso possono dare la loro adesione e partecipare tutti i cittadini: dallo studente al commerciante, dalla casalinga al dirigente, dal semplice osservatore all’amministratore, associazioni, organismi no-profit e del terzo settore e tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei beni comuni. 

IL COMITATO LANCIA LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE! 

Il Comitato di Catanzaro, così come gia fatto da centinaia di comitati ed associazioni, lancia la raccolta delle firme per la legge d’iniziativa popolare sul servizio idrico pubblico (informazioni dettagliate sul sito
 www.acquabenecomune.it).

Per dare la propria adesione e partecipare attivamente all'iniziativa, é possibile compilare il modulo in linea sul sito web:
http://acquapubblicacatanzaro.usabile.org.

In special modo riteniamo utile la partecipazione degli amministratori della nostra Città.

Il confronto pubblico è l’anima della democrazia!


L’acqua, insieme all’aria, e’ l’elemento naturale indispensabile alla nostra esistenza. In quanto tale, e’ un bene che appartiene a tutti gli organismi viventi. E’ un bene di proprietà collettiva, sociale, non privatizzabile.

L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE

Per queste ragioni, non può essere trattata al pari di un bene economico al quale attribuire un valore dettato dalle regole del mercato.

L’ACQUA E’ UN DIRITTO NON UNA MERCE

COME STANNO LE COSE

In Italia la legge Galli (la legge n.36 del 1994) ha creato le premesse per la riduzione dell’acqua a merce trasformando il corrispettivo richiesto agli utenti del servizio idrico da “tariffa” (intesa come tassa dovuta in cambio della prestazione) in “prezzo”. E il prezzo, in quanto tale, oltre a coprire i costi di investimento e di esercizio, deve assicurare una adeguata remunerazione del capitale investito. In altri termini, anche se svolto da un ente pubblico, il servizio idrico deve produrre profitti.

Con successivi interventi normativi, ci si è sbarazzati degli enti pubblici (le municipalizzate) e la gestione del servizio idrico è passata nelle mani di società di capitali, anche laddove controllate, in via totale o maggioritaria, dai comuni. Si tratta comunque di società che operano per realizzare utili e che, per competere sul mercato, devono diventare sempre più grandi, fondersi con altre società, quotarsi in borsa.

Il loro scopo non è più assicurare un servizio ai cittadini ma aumentare il fatturato e il numero dei clienti, con l’effetto di aumenti tariffari, riduzione degli investimenti, abbassamento della qualità del servizio, minore tutela dei lavoratori ed un controllo sempre più ridotto da parte della collettività.

COSA CHIEDIAMO

 Fermiamo la privatizzazione dei beni comuni

Fermiamo la privatizzazione dei servizi

per la in difesa dei beni comuni e per il ritiro della proposta di direttiva europea Bolkestein che, sia pur non coinvolgendo direttamente nella prima fase i servizi idrici, rafforza il principio che anche i beni comuni sono merci

COMITATO PROMOTORE ACQUA PUBBLICA CATANZARO