L'Ambito Territoriale Ottimale è istituito
dalla legge 36/94
e dalle leggi regionali attuative della stessa, che ne fissano i limiti
geografici, ed è finalizzato principalmente alla riorganizzazione su base
locale del Servizio Idrico Integrato che comprende l'approvvigionamento idrico, gli
usi, il
riuso, la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane.
L'Autorità d'Ambito, in conformità con gli altri istituti, ha il compito di
rappresentare la domanda collettiva del servizio - in una situazione di
monopolio naturale - e di regolare la produzione ed erogazione dello stesso
all'utenza, attraverso un opportuno rapporto di committenza ad uno o più
soggetti.
La normativa individua negli ATO strutture che superino la dimensione comunale
di gestione, e demanda ad essi l'elaborazione del Piano d'ambito, lo strumento
attraverso il quale vengono definiti:
Le varie leggi regionali in vigore, attuative della L. 36/94, contengono scelte e indicazioni applicative in parte omogenee e in parte diverse sul territorio nazionale:
Dall'ultima relazione al Parlamento presentata
dal Comitato
per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche risulta che, attualmente, le
Regioni hanno individuato 91 Ato e insediato l'Autorità di Ambito in 84
casi, con oltre 54 milioni di abitanti distribuiti su 17 regioni; mancano il
Friuli Venezia Giulia e il Molise. L'Ambito più popoloso è l'ATO Unico
Puglia, con oltre 4 milioni di abitanti ricadenti nel proprio territorio, mentre
quello più piccolo è l'ATO Valle del Chiampo in Veneto con poco più di 50.000
abitanti.
Più della metà degli ATO insediati (47) sono nella fase intermedia della
riforma, avendo redatto o già approvato il Piano d'Ambito.
Fonte: ATO - Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici